Ceglie Messapica con arte
-Il rispetto e l'amore per la cultura e le tradizioni della propria terra sono radici da cui l'individuo attinge linfa e forza,- -essenziali per la crescita personale e della comunità in cui opera e vive. L'arricchimento interiore che scaturisce da- -questo vincolo è sicuramente reciproco.

<<<<< ciao >>>>>

Utente: Gisan51
Nome: Pino Santoro

Un saldo legame con la propria terra di origine non è un limite alla creatività, ma un valore aggiunto. Questo lo conferma il brulicare di talenti, apprezzati ovunque e di cui è costellato il Salento. Essi hanno come leit motiv nelle loro opere, l'amore e l'orgoglio per le proprie radici e le proprie tradizioni.

OPERE E MOSTRE DI PINO SANTORO


Pino Santoro nella chiesa di San Domenico

Panoramica sull'arte di Pino Santoro

Computer Art di Pino Santoro

Creazione (T.M. su cartoncino 35/50)

Chiesa di San Domenico

Teatro Comunale (penna acquerellata)


Tra sogno e realtà


Trullo in cartapesta













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venerdì, 23 gennaio 2009

Scherzando con la matita negli anni '90

Uno studio a matita ritrovato tra fogli dimenticati su uno scaffale.

Ritratto di Paolo
(Pino Santoro)
postato da: Gisan51 alle ore 23:16 | link | commenti (9) | Reazione dei blog
categorie: arte, disegno, album dei ricordi, pino santoro
mercoledì, 21 gennaio 2009

Un tuffo nelle emozioni del passato

Ieri ho ritrovato, in mezzo a tanti fogli dimenticati per anni alla rinfusa, un disegno ingiallito, prodotto nei miei anni giovanili. Sicuramente perfettibile, è per me molto importante in quanto risultato dei miei primi approcci ai ritratti a matita.

disegno di Pino Santoro
giovedì, 27 novembre 2008

Rovistando nel mio passato

In questi giorni, risistemando la mia libreria, ho trovato un fascio di fogli, scritti a mano, contenente mie annotazioni risalenti ad alcuni anni fa.
Ecco un racconto che mi ha particolarmente colpito:

- Parecchi anni fa, mentre,
giovane e spensierato, camminavo per le strade di Ceglie, la mia attenzione fu catturata da una persona che, seduta davanti all'ingresso di una rimessa, si destreggiava con un oggetto tra le mani e un fascio di steli per terra. Quando fui abbastanza vicino, vidi che stava realizzando un panaro. Il signore, che aveva sui sessanta anni, si destreggiava con gli steli intrecciandoli con grande maestria intorno ad un'anima o intelaiatura di rami di ulivo.
Il lavoro era appena agli inizi e preso dalla curiosità mi avvicinai superando la mia normale timidezza. Gli chiesi se potevo guardarlo mentre costruiva il panaro. Lui, molto cordialmente, mi disse che gli faceva piacere se restavo e porgendomi una sedia, mi fece accomodare. Euforico per aver catturato l'attenzione sul suo lavoro, riprese di gran lena a intrecciare gli steli intervallando con delle spiegazioni teoriche il lavoro che eseguiva: "per il fondo vinghje d'alije o sobbacavadd' che crescono sui tronchi di ulivi. Per la parte laterale listelli ricavati dalle canne tagliate longitudinalmente in quattro parti. Le canne devono essere ancora verdi perché sono più elastiche. La chiusura  e il manico del panaro viene realizzata con vinghjie d'alije. Un ritocco col coltello alle punte che fuoriescono dall'intreccio e il capolavoro è bell'è fatto."
Con l'orgoglio di chi ha creato un capolavoro me lo porse per farlo ammirare. Era impeccabile, curato nei minimi particolari. Il mio sguardo si fissò principalmente sull'espressione di soddisfazione dell'autore, che ammirava estasiato la sua creatura.
Improvvisamente nella memoria,  svegliato da un lungo letargo, riaffiorò il ricordo dell'espressione che aveva mio nonno, che, dopo aver realizzato i suoi oggetti,  li faceva ammirare ai familiari presenti e in mancanza di essi, a me che avevo sei anni.
Apparve lucido il ricordo di quando, insieme, andavamo a scegliere le canne, a tagliare i rami di ulivo o le scrasce lunghe fino a tre metri che utilizzava per il fondo dei panari. Mentre lui intrecciava io gli passavo gli steli, poi i listelli di canne e di nuovo gli steli di ulivo.
Tutto questo mi passò per la mente, in pochi istanti, davanti a quel signore. Mi accorsi che conoscevo già la tecnica dei panar,  canestr', spurtedd' ...
Lo salutai, grato per quel momento di intensità emotiva e lui cordialmente mi disse di andarlo a trovare altre volte.
Con grande tristezza feci una considerazione: possibile che nella frenesia della nostra civiltà, che predilige la corsa al consumismo ed appiattisce le differenze culturali, non siamo stati capaci di conservare e tramandare un patrimonio di cui dovremmo essere orgogliosi?
Si va perdendo un artigianato che si potrebbe insegnare a scuola nelle ore di artistica.

L'artigianato oltre che rappresentazione materiale delle radici di un popolo è l'espressione primordiale dell'arte in quanto se pur oggetti con finalità di uso comune, emerge da essi una certa impronta estetica che appaga l'occhio di chi guarda. -
mercoledì, 24 settembre 2008

La palma dei Cento scaloni

Una foto su "La collina degli ulivi" mi ha ispirato questo post pregno di ricordi.





postato da: Gisan51 alle ore 22:51 | link | commenti (5) | Reazione dei blog
categorie: riflessioni, ricordi, radici, album dei ricordi
domenica, 22 giugno 2008

Buona Domenica dalla terra di Ceglie

Fanciullezza

Pervade profumo

di mesti ricordi.

Bambino

già sacrificavo

su altare verdeggiante

di zolle erbose,

spensierata fanciullezza.

Secolari ulivi

ombreggiavano brevi

ed affannati riposi.

Destino incatenato

ad ingrata terra

spirito elevavano

indomiti contadini,

di canti inondando

arsi campi.

Immane fatica

colmare di cibi frugali

tavole zoppicanti,

consumati con sacro pane,

tra esalazioni di lucerne

dagli ultimi guizzi,

improbabili e ricche

primavere sperando.

Pino Santoro


postato da: Gisan51 alle ore 00:17 | link | commenti (4) | Reazione dei blog
categorie: poesia, album dei ricordi
venerdì, 14 settembre 2007

Nostalgia romana


Sosta cegliese ai piedi der Cupolone (arch. di Pino Santoro)
postato da: Gisan51 alle ore 22:18 | link | commenti (6) | Reazione dei blog
categorie: album dei ricordi
giovedì, 09 agosto 2007

Ricordi

Un trullo, un ulivo secolare, una tavola imbandita ed era festa grande.

INNO ALLA LUNA

Pallida occhieggiava
planando ridente
su bianchi casolari.
Il suo sguardo
gesta animava
per bocche ciarliere,
suoni, canti,
richiami reciproci,
grida acute di bimbi gioiosi.
Per cene all’aperto
bandito era il lume.
Unanime l’inno
alla luna d’estate.
Da "Rossi di Oleandro" di Pino Santoro

postato da: Gisan51 alle ore 18:10 | link | commenti (4) | Reazione dei blog
categorie: passato, radici, album dei ricordi
lunedì, 26 marzo 2007

Antichi mestieri


U conzapiatt'
postato da: Gisan51 alle ore 13:54 | link | commenti (6) | Reazione dei blog
categorie: ricordi, passato, tradizioni, album dei ricordi