Ceglie Messapica con arte
-Il rispetto e l'amore per la cultura e le tradizioni della propria terra sono radici da cui l'individuo attinge linfa e forza,- -essenziali per la crescita personale e della comunità in cui opera e vive. L'arricchimento interiore che scaturisce da- -questo vincolo è sicuramente reciproco.

<<<<< ciao >>>>>

Utente: Gisan51
Nome: Pino Santoro

Un saldo legame con la propria terra di origine non è un limite alla creatività, ma un valore aggiunto. Questo lo conferma il brulicare di talenti, apprezzati ovunque e di cui è costellato il Salento. Essi hanno come leit motiv nelle loro opere, l'amore e l'orgoglio per le proprie radici e le proprie tradizioni.

OPERE E MOSTRE DI PINO SANTORO


Pino Santoro nella chiesa di San Domenico

Panoramica sull'arte di Pino Santoro

Computer Art di Pino Santoro

Creazione (T.M. su cartoncino 35/50)

Chiesa di San Domenico

Teatro Comunale (penna acquerellata)


Tra sogno e realtà


Trullo in cartapesta













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domenica, 27 aprile 2008

Orchidee e non solo

Anche questa è Ceglie! Valorizziamola di più nelle sue risorse umane e naturali senza limiti e steccati.


Un folto gruppo attento alle informazioni dell'esperto


attraverso boschi incontaminati


ripide salite


panorami mozzafiato


Masserie suggestive purtroppo abbandonate


interni dal fascino medievale


per scoprire la piccolissima ma straordinaria orchidea cegliese


alla fine un classico falò


e una grigliata ristoratrice

per vedere le altre foto
postato da: Gisan51 alle ore 21:29 | link | commenti (10) | Reazione dei blog
categorie: ambiente, appuntamenti, campagna cegliese
sabato, 26 aprile 2008

Principessa Orchidea Cegliese

Finalmente è disponibile il recente libro di Franca Bassi


"Ogni storia ha la sua ragione d’essere"
afferma la stessa autrice nella prefazione al libro. Questa storia è nata da alcuni incontri casuali, secondo i canoni della logica umana, ma probabilmente già segnati in un percorso obbligato dal destino di ogni individuo. Tali Incontri (alcuni virtuali) si sono rivelati importanti in quanto hanno ridato a Franca serenità e gioia di vivere. "...Se, ormai madre e nonna, sono riuscita a recuperare, dopo anni, una dimensione che sentivo mia, lo devo ai tanti amici come Pino Santoro, Giacomo Nigro, Pasquale Venerito, Damiano Leo, Pino Scaccia e ai tre attori Gabriella, Giuliana e Sergio. Il loro entusiasmo è stato foriero del mio ritrovato coraggio..."
Altro incontro importante è stato quello con i profumi e i sapori della nostra terra: "...Aveva raccolto delle erbe selvatiche. Cominciò a macinarle strusciando i palmi delle mani uno contro l’altro, lentamente, tenendole serrate perché ciò che custodiva all’interno non potesse scappare. Avvicinò le mani chiuse al mio naso. Le aprì sollevando appena quella superiore e mi disse: “ Questo è il profumo della nostra terra”, sgranando gli occhi a significar meraviglie come un mago intento nel suo esperimento più importante. Una fragranza si sprigionò intorno al mio viso, così forte e delicata da frastornarmi per alcuni istanti. Le mani perfettamente combacianti chiudevano in sé un universo magico dove forze ancestrali sviluppavano, all’insaputa dell’uomo, una possente energia che poteva essere catturata con un semplice respiro. C’erano in quelle mani racchiuse l’impeto e l’imperio dei miei anni giovanili che ora recuperavo, come succede per tutte le cose importanti attraverso un naturale, semplice gesto..."
Questa favola che "non vuol essere un'opera d'arte", come afferma la stessa Bassi, è pregna di umanità e di insegnamenti, sotto forma di metafora. Una moralità che può avere le sue origini soltanto da una vita profondamente vissuta e forgiata dalle grandi prove che ci assegna la vita: gioie e dolori. "...Per anni aveva scritto le sue emozioni di figlia, di donna, di madre e poi di nonna, anche di padre quando l’altro ormai non c’era più. Poi la fatica, il dolore e le incomprensioni, infine gli sbagli spesso senza rimedi e senza risposte. Protervia e sagacia, la spronavano perché il mondo non poteva crollare. Doveva farlo solo se lei lo avesse deciso, mai prima. Eppure nessuno aveva compreso la sua anima, l’essere fragile ma indomito, che albergava in quella testa dai riccioli a cascata. Quando sbagliava ricominciava daccapo. Quando le cose andavano per il verso giusto triplicava le forze. Ora che l’immagine del suo mosaico era quasi completa, non capiva se tutto fosse frutto della fantasia o la solita realtà conosciuta. Comunque una situazione fantastica..."
L'autrice si definisce una cittadina della terra o "terrestre", intanto divide il suo cuore tra due città che secondo lei sono gemelle nel loro destino.
"...Principessa aveva negli occhi le immagini di due città: Civita e Ceglie. Sfocavano e si sovrapponevano, diventando una città unica e ancor più desiderabile. Una realtà incrociata di destini e magie, accomunati da medesimi sentimenti nonostante su Civita, incombesse un fato avverso di morte e disperazione...."

Per chi vuole godere di questa piacevole ed istruttiva lettura può rivolgersi all'edicola in Piazza Sant'Antonio, a Pino Santoro, a Damiano Leo e a Domenico Biondi.

postato da: Gisan51 alle ore 18:44 | link | commenti (2) | Reazione dei blog
categorie: profili, ceglie, personaggi cegliesi
venerdì, 25 aprile 2008

Buon 25 Aprile

Per una libertà e pari dignità di fronte ai mezzi d'informazione.
 
postato da: Gisan51 alle ore 11:40 | link | commenti (2) | Reazione dei blog
categorie: v day
lunedì, 21 aprile 2008

Un programma da non perdere



postato da: Gisan51 alle ore 17:40 | link | commenti (3) | Reazione dei blog
categorie: eventi
sabato, 19 aprile 2008

A volte succede anche questo

Chissà da quanti anni era lì abbandonata nella terra, ha sopportato pioggia, neve, arature.  Ieri  pomeriggio ero andato in campagna "pi cogghje do vunghele" e mi è comparsa davanti sporca e corrosa dalla ruggine. Un sobbalzo: "E se fosse una moneta messapica?" Troppa grazia! Mi sono dovuto accontentare di venti centesimi del 1918.
Comunque dicono che porti fortuna.


postato da: Gisan51 alle ore 23:11 | link | commenti (10) | Reazione dei blog
categorie: eventi, campagna cegliese
venerdì, 18 aprile 2008

Maggio 1972

Viaggio a Lourdes


Il ristoro dello spirito


                        
                       il ristoro della vista                                                 Il ristoro del corpo
postato da: Gisan51 alle ore 23:39 | link | commenti (2) | Reazione dei blog
categorie: riflessioni, ricordi
sabato, 12 aprile 2008

La prospettiva è essenziale


Cambiare prospettiva può aiutare a costruire una società e un mondo migliori.

"Prendiamo la ricerca dei beni materiali, come la casa i mobili i vestiti e così via. Da un lato la povertà si può considerare una sorta di estremo ed è perfettamente legittimo che cerchiamo di eliminarla e di assicurarci gli agi; dall'altro il lusso, la brama di ricchezze eccessive rappresenta un altro estremo. Inseguendo un benessere sempre maggiore ci poniamo come obiettivo la soddisfazione, la felicità, ma questa voglia di avere di più può nascere dalla scontentezza, dall'idea di non possedere abbastanza. Insomma Il senso d'insoddisfazione, la ricerca di sempre più benessere, non deriva tanto dall'intrinseca desiderabilità degli oggetti cui aspiriamo, quanto dal nostro stato mentale."
Dalai Lama
postato da: Gisan51 alle ore 22:32 | link | commenti (12) | Reazione dei blog
categorie: riflessioni
giovedì, 10 aprile 2008

Povertà e dignità secondo Pietro Gatti

Sobb'a scaledde stone do crestiane
assettute u marite cu a megghjere,
sobb'a lla sessandine, mazze mazze,
cu lle capidde vianghe tutte do.
A nna coste le stone do panare
appene accumenzate. Panarare
so' da tand'anne. Cufene, panare,
granne i ppeccinne, canestrudde, ciste
d'oggne mmanere, cu lle canne i vvènghjere
de menele, d'ate arve o de le macchje
de nu vosche vescine o pure jàvene
da l'ate a sccange; vone a lla matine
d'u sàbbete o marcate na llundane
assè, i a ciucciaredde scumbaressce
sott'o 'ngombre de tanda rrobbe i o pise.
Se mmìjiene c'angore stone jerte
le stelle, a strate ì llonghe sette migghje.
Strappene a vite, ma a fatije ì bbrutte,
ste pure i ccome! cudu fundusciedde
ca nange spette a grazzie d'u Seggnore.

Mu se stone assettute, na sciumate
da l'arbe ì sgorse chjene de fatije.
A'm mienz'a llore ste a scutedda grane
d'a cetedde: le stozzere de pane,
menza cepodde a ffedde, n'oggne d'agghje,
u ueggjie angunu 'nzidde, quanda sale?
i u sprufume d'a ariene. Do cucchjare
tagghjate d'o leggname de cerase
bbellu belle se movene a nnu tiembe.

Sulla scaletta stanno due persone
sedute: il marito con la moglie,
sulla sessantina magri magri,
con i capelli bianchi tutti e due.
Di fianco ci sono due panieri
appena iniziati. Panierai
sono da tant'anni. Cofani, panieri,
grandi e piccoli, canestri, ceste
d'ogni maniera, con le canne e virgulti
di mandorlo, d'altri alberi o delle macchie
di un bosco vicino oppure hanno
dagli altri a baratto; vanno al mattino
del sabato al mercato non lontano
troppo, e la ciuchina scompare
sotto l'ingombro di tanta roba e al peso.
Si avviano che ancora sono alte
le stelle, la strada è lunga sette miglia
Strappano la vita, ma la fatica è brutta,
e c'è pure e come! quel fondicello
che non aspetta la grazia del Signore.

Ora se ne stanno seduti, una giornata
dall'alba è trascorsa colma di fatica.
Tra loro c'è una scodella grande
di zuppa: i tozzi di pane,
mezza cipolla affettata, un pò d'aglio,
l'olio qualche goccia, quanto sale?
e l'odore dell'origano. Due cucchiai
intagliati nel legno di ciliegio
pian piano si muovono a un tempo.
Da "A seconda venute" di Pietro Gatti
postato da: Gisan51 alle ore 23:12 | link | commenti (3) | Reazione dei blog
categorie: poesia