Ceglie Messapica con arte
-Il rispetto e l'amore per la cultura e le tradizioni della propria terra sono radici da cui l'individuo attinge linfa e forza,- -essenziali per la crescita personale e della comunità in cui opera e vive. L'arricchimento interiore che scaturisce da- -questo vincolo è sicuramente reciproco.

<<<<< ciao >>>>>

Utente: Gisan51
Nome: Pino Santoro

Un saldo legame con la propria terra di origine non è un limite alla creatività, ma un valore aggiunto. Questo lo conferma il brulicare di talenti, apprezzati ovunque e di cui è costellato il Salento. Essi hanno come leit motiv nelle loro opere, l'amore e l'orgoglio per le proprie radici e le proprie tradizioni.

OPERE E MOSTRE DI PINO SANTORO


Pino Santoro nella chiesa di San Domenico

Panoramica sull'arte di Pino Santoro

Computer Art di Pino Santoro

Creazione (T.M. su cartoncino 35/50)

Chiesa di San Domenico

Teatro Comunale (penna acquerellata)


Tra sogno e realtà


Trullo in cartapesta













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lunedì, 12 giugno 2006

Considerazioni esistenziali

L'immagine “http://www.pinosantoro.it/computer%20art/fantasmagoria.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
Computer Art di Pino Santoro

Crisalide

Piramidi elevavo di sogni
e scrigni di enigmi schiudevo.
Di tentate alchimie
vuoti restano alambicchi.
Dentro gli argini del vivere
succo amaro bevo dell’esistere.
 In diroccato muro
tenui bagliori mostrano
arcani indecifrabili.
Verso frontiere di ombre
impedisce zavorra il passo.
 Crisalide attendo il mio tempo.
Dai limiti del vivere libero
su distese planerò di silenzi.

Da "Proscenio bianco di calce" di Pino Santoro.

postato da: Gisan51 alle ore 09:37 | link | commenti (10) | Reazione dei blog
categorie: poesia, riflessioni, arte, pino santoro
venerdì, 02 giugno 2006

 
    PREFAZIONE AL VOLUME DI PINO SANTORO
"ROSSI DI OLEANDRO"

       Ernesto De Martino, parlando del lavoro di Albino Pierro, diceva che “per non essere provinciali occorre possedere un villaggio vivente nella memoria”. Chi tradisce le proprie radici, anche se uomo cosmopolita, si avvierà alla morte civile e umana. Leggendo i versi di Pino Santoro mi sono ricordato di queste riflessioni, perché la qualità e la bellezza di questo libriccino sono tutte racchiuse “nel villaggio della memoria” che il poeta canta ed esprime in versi nitidi e senza fronzoli. Nello specifico, la poesia di Santoro, affonda le sue radici nel magico mondo contadino ricco di lavoro, sofferenza, ma anche della luce e della bellezza di una natura intrisa di profumi e colori smaglianti.

      Non a caso Santoro alterna il suo lavoro di pittore con quello di poeta e a volte questo mondo e la sua ansia metafisica sono trasferite sulla tavolozza e altre volte sono rappresentate dalle parole e dal gioco delle immagini. Si legga a proposito “Fanciullezza”, dove il poeta manifesta la sua biografia dura e genuina “ricche primavere sperando”.
      Questo è un libro che canta i gesti poveri della nostra gente, la quotidianità e i sentimenti radicati, avvinti come la paretaria e l’edera. Qualche critico, in vena di costruire scuole e generi, ha rintracciato una “linea mediterranea” della poesia meridionale. Una linea della luce splendente e ammagliante, del tripudio della natura colorata degli spazi luminosi.
     Queste caratteristiche sono presenti nella poesia di Santoro, ma questo aspetto edenico non fa dimenticare, appena accennati e furtivi, i limiti del vivere e il senso del naufragio: “Globo mi ridestò / naufrago / nell’imperscrutabile”.
     A volte, critici interessati, stabiliscono paragoni e relazioni con i grandi della poesia per amplificare il valore poetico del proprio protetto. Credo, invece, che il miglior complimento che si possa fare ad un artista sia quello di riconoscergli uno stile personale e originale. E’ il caso di Pino Santoro.
                                                                     Vincenzo Gasparro
 
     Non è la prima volta che Pino Santoro ci regala delle poesie, ma quelle raccolte in questo volumetto ci segnalano i progressi palpabili e notevoli della sua scrittura e del suo mondo poetico. Penso che il suo percorso poetico fa da pendant alla sua vocazione pittorica.
     Egli vede e descrive i suoi sentimenti utilizzando indifferentemente la tavolozza dei colori e quelli della penna. Per questo il tratto saliente della sua scrittura è la concisione icastica che t'immerge in una full-immersion del tripudio colorato della natura. Il sudore dell'uomo, contadino meridionale, è quasi alleviato da una natura che diventa madre benefica e lussuriosa.
     Ma si può rintracciare anche un'altra pista di lettura che affonda le radici nella sua koiné, nel mondo laborioso del contadino con tutta la sua valenza culturale e magica. Ma il rimpianto per il mondo perduto non è una forma di rifiuto tout-court della modernità, ma solo l'amarezza per la perdita del senso di "appartenenza ad un gruppo sul quale si poteva contare in ogni istante".
     E' un bel libro pieno di umanità e di senso. Pino Santoro ha scritto un libro per cementare la nostra comunità, alla faccia di chi pensa che con la poesia e la cultura bisogna cercare la divisione e lo scontro.
Articolo di CegliePlurale
 
ROSSI DI OLEANDRO
M’inebria pace
se raro in ogni anfratto
dilaga silenzio.
Raggomitolate albe
dipano settembrine
quando sole frantumava
residui di cobalto
e fichi d’india attendevano
freschi di rugiada.
Riposi rossi di oleandro
filtrano da fessure del passato.
Dal volume "Rossi di Oleandro" di Pino Santoro
postato da: Gisan51 alle ore 21:56 | link | commenti (10) | Reazione dei blog
categorie: recensioni, poesia