Ceglie Messapica con arte
-Il rispetto e l'amore per la cultura e le tradizioni della propria terra sono radici da cui l'individuo attinge linfa e forza,- -essenziali per la crescita personale e della comunità in cui opera e vive. L'arricchimento interiore che scaturisce da- -questo vincolo è sicuramente reciproco.

<<<<< ciao >>>>>

Utente: Gisan51
Nome: Pino Santoro

Un saldo legame con la propria terra di origine non è un limite alla creatività, ma un valore aggiunto. Questo lo conferma il brulicare di talenti, apprezzati ovunque e di cui è costellato il Salento. Essi hanno come leit motiv nelle loro opere, l'amore e l'orgoglio per le proprie radici e le proprie tradizioni.

OPERE E MOSTRE DI PINO SANTORO


Pino Santoro nella chiesa di San Domenico

Panoramica sull'arte di Pino Santoro

Computer Art di Pino Santoro

Creazione (T.M. su cartoncino 35/50)

Chiesa di San Domenico

Teatro Comunale (penna acquerellata)


Tra sogno e realtà


Trullo in cartapesta













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lunedì, 09 novembre 2009

Il frutto proibito

Ennesima campagna pubblicitaria delle multinazionali?
Oggi sul mercato italiano non c'è frutta geneticamente modificata. La conferma viene da Claudio Gamberini, responsabile nazionale ortofrutta di Conad: «questo è ciò che risulta al servizio controllo qualità della nostra azienda». Anzi, Silviero Sansavini dell'Università di Bologna aggiunge che «nessuna specie ortofrutticola Ogm risulta coltivata in Italia e in Europa, né importata per la commercializzazione». D'altra parte, aggiunge il docente, nonostante non si trovino nelle normali aziende frutticole, «nei campi sperimentali italiani alcune piante da frutto transgeniche esistono: si tratta di melo, limone, albicocco, susino, kiwi, fragola e lampone».
Sansavini si riferisce alle piante coltivate prima del divieto del 1998, per esempio nelle università di Viterbo e Ancona; oppure alle coltivazioni sperimentali confinate in serra, come vuole la legge. L'effetto della trasformazione genetica consiste in questi casi nella resistenza alla ticchiolatura (melo), nella resistenza al mal secco e nell'aumento dell'attività antifungina (limone), nella resistenza al virus PPV (albicocco e susino), nel miglioramento della radicazione (actinidia), nel cambiamento dell'habitus vegetativo (ciliegio), nell'aumento del peso dei frutti e della fertilità (fragola e lampone).
A livello mondiale le tipologie di piante da frutto geneticamente modificate sono ancor più numerose. I miglioramenti apportati da queste colture sono molti e di diretta importanza economica e in molti casi rendono le coltivazioni più sostenibili.
Queste prime parziali applicazioni però, denuncia Sansavini, non fanno altro che sottolineare il divario tra le potenzialità teoriche e la realtà produttiva: «la produzione di frutta Ogm non ha avuto finora la possibilità di essere provata in Italia. E' ormai una decina d'anni che i vari ministeri agricoli hanno vietato le ricerche e le sperimentazioni. Le motivazioni di questa frenata consistono nell'adozione generalizzata del cosiddetto principio di precauzione, nel timore di mettere a rischio i marchi di qualità, e nei vincoli imposti anche ai produttori dalla grande distribuzione, che ha dovuto assecondare la sensibilità dei consumatori».
Eppure, continua il docente bolognese, i vantaggi per l'agricoltura e per l'ambiente sarebbero concreti, dalla resistenza alle malattie all'aumento della produttività all'innovazione merceologica.
Addirittura anche la frutticoltura biologica potrebbe giovarsi di alcune biotecnologie, conclude Sansavini, grazie all'applicazione della cosiddetta cisgenesi. E' una pratica che si differenzia dalla transgenesi per il fatto che il nuovo gene inserito nella pianta da migliorare non è alieno, perché deriva da una pianta donatrice della stessa specie o genere. Questa affinità «potrebbe far superare il muro, più di tipo etico e ideologico che non scientifico, che impedisce l'adozione di questa trasformazione genica nella frutticoltura biologica. Se all'utilizzo di queste nuove tecnologie “leggere” fosse dato il via libera, se ne potrebbe avvantaggiare la difesa biologica, che ancora non dispone di biocìdi o di prodotti organici sufficientemente efficaci per proteggere la produzione».

Fonte
postato da: Gisan51 alle ore 23:01 | link | commenti (2) | Reazione dei blog
categorie: natura
domenica, 08 novembre 2009

La fabbrica dell'oro

Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria.. I notiziari di questo non parlano… Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi.. I notiziari di questo non parlano… Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno. I notiziari di questo non parlano… Ma quando comparve la famosa influenza dei polli… i notiziari mondiali si inondarono di notizie… un’epidemia e più pericolosa di tutte, una pandemia! Non si parlava d’altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni… 25 morti l’anno!! L’influenza comune, uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo. … Mezzo milione contro 25. E quindi perché un così grande scandalo con l’influenza dei polli? Perché dietro questi polli c’era un “grande gallo”. La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione. Con questa influenza, Roche e Relenza, ottennero milioni di dollari di lucro. Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell’inflluenza suina. E tutti i notiziari del mondo parlano di questo. E allora viene da chiedersi: se dietro l’influenza dei polli c’era un grande gallo, non sarà che dietro l’influenza suina ci sia un “grande porco?”.

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postato da: Gisan51 alle ore 22:37 | link | commenti (1) | Reazione dei blog
categorie: politica, riflessioni
sabato, 07 novembre 2009

Contro gli abusi di potere



La privatizzazione dell'acqua è una delle aberrazioni di una civiltà che, monetizzando tutto, anche i beni primari che dovrebbero appartenere esclusiamente alla collettività, calpesta i principi più elementari del bene comune.

 

Colonna sonora di Pino Santoro "Nel ventre del tempo"

Quando sete di democrazia e privatizzazione dell'acqua si scontrano
postato da: Gisan51 alle ore 12:38 | link | commenti (5) | Reazione dei blog
categorie: politica, riflessioni, ambiente
mercoledì, 04 novembre 2009

I panni sporchi dei Mille



....Massimo D'Azeglio, scrivendo al nipote Emanuele il 29 settembre 1860, mentre era ancora in corso quella che la stampa liberale già spacciava come un'epica impresa di un pugno di audaci, diceva che "quando si vede un regno di sei milioni ed un'armata di 100 mila uomini, vinti con la perdita di 8 morti e 18 storpiati, chi vuol capire capisca". L'accusa è grave anche se proviene da chi aveva scarsa simpatia per i metodi politici sin troppo disinvolti di Cavour. Ma come dubitare dei tre "galantuomini", le cui testimonianze costituiscono il fulcro del recente testo della Pellicciari? Poiché essi furono tutti fedelissimi del conte, quanto dicono appare per ciò stesso come oro colato. La Farina ne fu il braccio destro al punto di vantarsi nel suo epistolario di averlo visto "quasi tutti i giorni prima dell' alba", nel corso di una serie di "relazioni intime pur tenute segretissime dal' 56 al' 59". Egli, essendo stato messo alle costole di Garibaldi da Cavour, lo informa giornalmente degli scempi compiuti dai Mille, sottoponendogli un crescendo di episodi sufficienti da soli a polverizzare il mito da cui furono poi circondate le loro gesta. Non si comprende comunquecome La Farina osi gridare allo scandalo, dal momento che quale organizzatore della spedizione non poté ignorare che i suoi componenti erano (son parole di Garibaldi!) "tutti generalmente d'origine pessima e per lo più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto"....
continua

postato da: Gisan51 alle ore 19:55 | link | commenti (3) | Reazione dei blog
categorie: politica, storia
lunedì, 26 ottobre 2009

A proposito di scuola

Un'opinione del magistrato Nicola Gratteri espressa durante un'intervista a "Che tempo che fa"

 
Per quanto riguarda Ceglie la scelta infelice dei siti su cui edificare le strutture scolastiche e i materiali utilizzati dagli anni '70, non è certo di minore importanza. L'esempio della Scuola elementare G. Bosco di via Francavilla costruita agli inizi del '900 e rimasta pressocchè integra fino ad oggi, non è stato seguito.
postato da: Gisan51 alle ore 22:52 | link | commenti (4) | Reazione dei blog
categorie: ceglie messapica
sabato, 24 ottobre 2009

Civita di Bagnoregio e il Pinocchio televisivo

Il film Pinocchio, girato a Civita di Bagnoregio, il bellissimo paese natio di Franca Bassi, gemellato virtualmente con Ceglie, andrà in onda in due puntate su Rai1 domenica 1 e lunedì 2 novembre.
Buona visione.



postato da: Gisan51 alle ore 15:12 | link | commenti (11) | Reazione dei blog
categorie: gemellaggio, ceglie messapica
venerdì, 23 ottobre 2009

Il tocco dell'artista


Li ciend scalun'
giovedì, 22 ottobre 2009

"Cussu paisu mije" opera completa

Quand'ardichela pacce ste i ggrameggne!
None surene none cemunere.
Aqquà ste a morte:
ssettute sobb'a scale de l'arrosce
a ttremende le uecchje scambaggnate
a nniende zitte.
I tutte atturne a se scattà de rresiate
ca bballene i cca zùmbene: pagliacce
tutt'ambriache: sbandasme ca se crètene
da cambà, d'accussì. Quesse ete a vite
a sole a vere. Quessa lore.
Aqquà jessene ggne ssere
a'mbile le Mestere a ppurgessione
nesciune grete, senz'a nnu lambière,
nessciune ca le porte, vone a sule.
Greta grete a Madonne tott'a ggnure,
le lacreme na ccatene, le luscene
o scure sembe fierme, so dde petre
da tanda tiembe armaje, com'o core.
Manghe nu falavute cu lle sone
na cose com'o muerte. U cambanone
aggne ttande da chjiesie, ma lundane,
com'a nnu ssacche ambunn'ambunne a 'nganne
suffucate cu a mane sobb'a vocche
pe nnange jucculà.
'Ngunune ca se vote senza vete
niende, i abbabbie a nniende: murusciane.
Aqquà ste a morte
a stu paise andesecute.
                                                vite.
Cussu paisu mije.
Cussu pais mije ca se chjame
Cegghje paise andic'andiche senze
manghe nu 'nziddu sule d'acqua sande
d'a storie a nnu vatteseme de sere
a lla scunnute sott'o faccertone
nu nome qua sia sije quessa chjofe
de lacreme i dde sanghe ind'u recuerde
vivu vive de stu peccinnu vecchje
tanda vecchje na vita sane quanne
quessa chjofe jasscuate i ttoste come
a mmazzacane jere totta 'ndriche
nu papamusce de rapudde jarse
de fafe i ggrane ca nange avastave
manghe nu ggnutte amare pe ggne ggiurne
quanne sta fama granne malatie
de tutte i nna ssanave maje stave
a nemiche a lla coste sembe a mane
sobb'a lla spadde i tte carcave quanne
a mame totta muscete sudore
i terre na scutedde cu lle fogghje
sscierse accuese nu picche da peccenne
angocchje a lle paretere d'a strate
“u tate zitte agghjuse” po cundave
“jare de fame” a lle pecinne u fatte
ammurugghjuse cu sbaggliave a fame
a fame a fame a fame a fame a fame
ca se turceve pure jind'u suenne
ind'a lle suenne d'u demonie come
ggnuemere a scurzonere fatie
sembe fatie cioccere cu a pagghje
sott'o sccurriate.
Ippure erne Crestiane
com'a Ccriste purtanne a Ccrosce.
                                                              vite.
Ma quessa pila muscete de sciotte
de vuemmeche de droche quessa tragghje
de turnise camiale tanda carte
trebbunale i ccaserme quessa morre
muezzeche sgrame sanghe stu vendacce
nu purvarone ca strafoche.
                                                               vite.

Cussu paise jave assè ca i mmuerte.
Ippure a stu paise ind'a lle strate
tra nna chjanghele i ll'ate cressce l'erve
queda stesse de fore i a lle pezzule
i rripe a lle paretere le fiure
tutt'anzibbele com'a ttanda uecchje
de peccinne ca sciochene ind'o sole.
Vugghje sarà de n'ata vite.
                                                            A vite?


Questo mio paese





Blog di Pietro Gatti

Ceglie Messapica 10 Aprile 1988


postato da: Gisan51 alle ore 16:00 | link | commenti (1) | Reazione dei blog
categorie: poesia, dialetto, ceglie messapica, pietro gatti